Una serie di terremoti hanno colpito in sequenza Haiti (12 gennaio), il Giappone (26 febbraio) e per ultimo il Cile (27 febbraio). Il paese sudamericano è stato colpito da un sisma di magnitudo 8,8 gradi Richter, con epicentro nel sud del paese.
Particolarmente colpita la città di Concepcion, dove il Governo ha dovuto mandare più di 10.000 soldati per presidiare le strade e riportare l’ordine. Fin dalle prime ore del terremoto infatti sono incominciati saccheggi e ruberie e la polizia ha dovuto instaurare il coprifuoco e ha arrestato numerosi saccheggiatori.
Maremoto nel pacifico.
Il sisma è stato accompagnato da un maremoto, in grado di colpire numerose isole e arcipelaghi sparsi per l’Oceano pacifico, in particolare quelli in prossimità delle coste cilene. L’allarme tsunami secondo molti è stato dato con colpevole ritardo, impedendo così a numerose persone di mettersi in salvo o di ripararsi dalle onde.
Un sisma di magnitudo 7 ha colpito Haiti martedì 12 gennaio alle ore 16.53 (quasi le 23 in Italia). L’epicentro del terremoto è stato rilevato a 15 km da Port-au-Prince, la capitale del piccolo stato caraibico. Si stimano dalle 45.000 alle 500.000 vittime ma il bilancio potrebbe essere molto più grave di ogni previsione : interi quartieri non esistono più. Sono almeno 300.000 invece i senzatetto.
Successivamente al sisma è stato diramato anche un allarme tsunami ma poi lo stesso è rientrato. La catastrofe avrebbe toccato dai 3 a i 3,5 milioni di haitiani, più di un terzo dell’intera popolazione dello stato caribico, e non solo. La tragedia ha colpito l’intera comunità internazionale : molte altre nazioni infatti lamentano morti e dispersi. Circa 40 italiani risultano ancora dispersi mentre altri 150 sono già stati rintracciati o rimpatriati. Ma per un nostro connazionale secondo le ultime indiscrezioni non ci sarebbe più nulla da fare.
La situazione sull’isola è tragica e drammatica mentre cominciano ad arrivare i primi aiuti internazionali. Ad Haiti è rimasto in piedi un solo ospedale mentre mancano generi di prima necessità come cibo, acqua e medicinali. Mentre si lotta contro il tempo per estrarre a mani nude le persone dalle macerie cumuli di cadaveri rimangono insepolti per le strade e le vie della capitale, coperti solo da un misero lenzuolo.
A 8 mesi dal sisma l’Aquila appare per molti versi una città fantasma. Si costruiscono le new town per i terremotati ma il destino dei centri storici colpiti dal terremoto rimane sospeso. Anche le numerose opere d’arte e monumenti non se la passano bene : molte delle promesse fatte al G8 dai vari capi di stato non sono poi state rispettate e così solo agli edifici più importanti e rappresentativi è stata rivolta la dovuta attenzione.
E così il tessuto urbano, economico e sociale del capoluogo abruzzese e il suo centro storico sembrano destinato a sparire, sostituite da nuove città. E quello che doveva essere provvisorio diventa definitivo. I vicoli, le strade e le stradine del centro storico rimangono deserti, destinati a risorgere solo grazie alla volontà e all’impegno dei cittadini aquilani.
Passata l’emergenza, trovato un degno domicilio a chi ha perso tutto o molto, appare ora di ricostruire l’Aquila e i suoi centri limitrofi, salvandone peculiarità e caratteristiche, senza stravolgerle. Ridare slancio all‘università, alle piccole e medie aziende. Non solo sgravi fiscali per bollette e mutui ma anche per il comparto universitario ed economico favorendo il ritorno degli studenti nel capoluogo abruzzese e la ripresa delle attività economiche.









