Ben Thomas (Will Smith) in passato ha commesso un terribile sbaglio ed ora deve cercare sette persone a cui cambiare la vita. Il piano è perfetto e la determinazione a portarlo a termine è assoluta, nonchè intoccabile. Prima però dovrà verificare che i destinatari dei suoi “doni” ne siano meritevoli, degni. Tra questi Emily Posa (Rosario Dawson), malata di cuore e che necessita di un trapianto urgente per poter sopravvivere. Ben però intreccia con quest’ultima un profondo rapporto, in grado, forse, di mettere a repentaglio il suo progetto di redenzione.
La coppia Muccino-Smith, dopo il fortunatissimo “La ricerca della felicità“, torna sul grande schermo con una seconda pellicola incentrata sul donare se stessi agli altri, sul senso di colpa e sulla redenzione personale. Ben è oppresso ed atterrito da quanto ha commesso in passato ed ora cerca di restituire a 7 sette persone cosa ha tolto ad altre sette. La felicità non è più riuscire nella vita (come nel film precedente) ma porre rimedio al peccato commesso.
Poi all’improvviso quando la propria vita non ha più alcun senso ecco la luce, la ritrovata gioia di vivere in un incontro e in un amore sincero. Ma che fare: pensare alla propria esistenza ritrovata o a quella altrui? Il film quindi parte e si conclude con questo contatto tra due anime in pena : Ben e Emily, il primo in lotta con se stesso, la seconda in cerca di una seconda possibilità, di una vita piena e degna di essere vissuta.
Trama. Hancock è un supereroe che vive a Los Angeles dove passa il tempo a ubriacarsi e a salvare vite umane, ma nel farlo non si cura troppo dei danni materiali che provoca. La gente per questo lo odia e disprezza, trascurando così i suoi meriti. Ma un giorno Hancock salva la vita a Ray, dirigente di una società di pubbliche relazioni, che decide di credere in lui e di insegnargli a farsi amare dalla gente.
Recensione.
Un eroe sui generis. Ultimamente il cinema ci ha inondato di supereroi e uomini con strabilianti qualità ma probabilmente nessun è come Hancock, almeno per il modo in cui si comporta. La sua atipicità non è certo essere quello che è, ma distruggere tutto e puzzare di whisky (e poi non derivare da alcun fumetto). Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, ma per Hancock, che condivide con tanti suoi simili cinematografici (pensiamo agli X-men) il problema di sentirsi solo e disprezzato, sarebbe meglio dire..grandi poteri? Ed io faccio quel che mi pare.
Trama. 2012, il dottor Robert Neville, a causa di una mortale epidemia iniziata 3 anni prima, è rimasto l’ultimo uomo sulla terra. Vive a New York e ogni giorno, in una città deserta, cerca di sopravvivere e si reca al molo in attesa che qualcuno risponda ai suoi disperati appelli di aiuto trasmessi via radio. Ma dopo 3 anni ancora nessuno è apparso in soccorso…
Recensione. Il film inizia apparentemente alla fine della storia : l’umanità è stata spazzata via dalla cura per il cancro, ossia il virus del morbillo geneticamente modificato. Questa è la prima caratteristica che la pellicola possiede e che la diversifica rispetto a esperienze cinematografiche simili. La catastrofe non ci viene rappresentata mentre è in corso (e quindi c’è la possibilità, anche remota, di scongiurarla) ma quando si è completamente realizzata. Fin da subito ci viene mostrato quello che sembra l’unico sopravvissuto: il dottor Robert Neville, uno dei responsabili della creazione del virus. In una New York irriconoscibile Neville si aggira alla ricerca di cibo, acqua e benzina con Sam, la sua fedele amica a 4 zampe. Ogni giorno trasmette un messaggio via radio in cerca di altri uomini ma come sempre non riceve risposta. Il tremendo racconto di quanto successo viene pian piano svelato dallo stesso Robert, nel corso dei suoi incubi.







