6-3, in questo caso, non è il risultato di un set di una partita di tennis bensì il verdetto della notte degli Oscar in merito alla sfida tra i suoi 2 principali protagonisti, The Hurt locker e Avatar.
Trionfo per The Hurt Locker.
La pellicola The Hurt Locker vince ben 6 statuette, tra cui quelle più prestigiose, ossia miglior film e regia. Ma si porta a casa anche quelle per il miglior montaggio, per il miglior montaggio e missaggio del suono e infine per la migliore sceneggiatura originale.
La pellicola indipendente e d’attualità con un basso budget batte quindi il kolossal di fantascienza milionario e il talento femminile prevale su quello maschile. Kathryn Bigelow, regista di The Hurt Locker, diventa così la prima donna, nella storia degli oscar a vincere nella categoria miglior regia e batte l’ex marito James Cameron.
Delusione per Avatar.
Se Avatar ha trionfato nei botteghini di tutto il mondo e ha fatto registrare incassi milionari non è andata altrettanto bene la notte degli oscar.
Incassi da record in tutto il mondo. Ma Avatar, il nuovo kolossal firmato James Cameron, non potrà battere il suo illustre predecessore Titanic la notte degli Oscar, il prossimo 7 marzo. Potrà infatti portarsi a casa al massimo un “magro” bottino di 9 statuette contro le 11 vinte dalla rappresentazione cinematografica di una delle più grande tragedie navali della storia.
Avatar non solo concorrerà come miglior film ma anche come miglior regia, scenografia, fotografia, montaggio, effetti speciali e sonori, colonna sonora ed infine montaggio del suono.
The Hurt Locker, pellicola su una compagnia di artificieri dell’esercito americano alle prese con i pericolosi ordigni dell’Iraq, sarà per Avatar l’avversario principale da battere la magica notte degli Oscar, avendo anch’essa ricevuto ben 9 nomination (tra cui miglior film). Curiosamente Kathryn Bigelow, regista di The Hurt Locker , è stata sposata dal 1989 al 1991 proprio con James Cameron. Il 7 marzo sarà così per certi versi una sfida “in famiglia”.
Jamal Malik, un orfano diciottenne che vive negli slum di Mumbai decide di partecipare allo show della televisione indiana “Chi vuol esser milionario?”. L’acquisita popolarità mediatica, la scalata trionfale al milione e alle caste sociali infastidiscono il conduttore che cerca di boicottarne la vittoria, ingannandolo e facendolo arrestare. Sospettato di avere imbrogliato e torturato inutilmente, Jamal ripercorrerà col commissario di Polizia tutta la propria infanzia e le circostanze che gli hanno dato conoscenze non culturali ma dirette, di esperienza.
“The Millionaire“ racconta una vera e propria storia d’amore, optando per una formula mista che vede da una parte una partita di “Chi vuol esser milionario?“, format televisivo famoso in tutto il mondo, dall’altra continui flashback sul doloroso passato di Jamal, giovane e povero indiano.
“The Millionaire” è e resta un’operazione ricca di spensieratezza, un prodotto che attraverso il suo spirito melodrammatico mira anche al mercato indiano, omaggiando più di una volta l’industria di Bollywood (il balletto dopo i titoli di coda ne è la dimostrazione più evidente).
Grandi meriti al successo del film spettano al già regista di Trainspotting, Danny Boyle, che riesce a creare una narrazione originale e piena di ritmo. Rappresentando un Paese che vive di assurdità: baraccopoli che confinano con edifici lussuosi; diverse religioni che “convivono” armate; in cui il profumo dell’incenso si mescola al sentore delle fogne a cielo aperto.







