Dopo il caos dei giorni scorsi sulle liste elettorali in Lombardia e Lazio il Governo è intervenuto con un decreto interpretativo per riammettere le liste contestate e non rinviare le elezioni regionali. Per approvare il testo occorreva la firma del presidente della Repubblica e Napolitano ha dovuto scegliere tra salvaguardare il diritto al voto dei cittadini e il rispetto delle regole e delle procedure.
Il presidente della Repubblica, vista l’impossibilità di immaginare un’elezione senza il principale partito politico italiano (il Pdl) e la mancanza di vizi di incostituzionalità nel testo presentatogli, ha firmato il decreto, scatenando i malumori di Di Pietro di molti cittadini, in particolare del cosiddetto Popolo Viola. E così mentre manifestazioni di protesta sono divampate nelle piazze di tutta Italia sabato 13 marzo a Roma le opposizioni (tranne l’Udc) scenderanno in strada per manifestare il proprio dissenso al decreto.
La soluzione del governo, se permette in Lombardia e Lazio di votare Formigoni (che tra l’altro ha visto riammettere la propria lista dal Tar ed è quindi tornato in corsa per le elezioni regionali) e il Pdl, solleva numerosi dubbi.
Qui Lombardia.
Anche in Lombardia, dopo il caso del Lazio, è caos liste elettorali. La lista dell’attuale governatore lombardo, Roberto Formigoni, è stata esclusa dalle prossime elezioni regionali dopo che oltre 500 delle firme depositate sono risultate irregolari.
Infatti su 3955 firme depositate 514
presenterebbero autenticazioni non valide, mancandone quindi 79 per raggiungere il limite minimo fissato dalla legge (che ne richiede 3500).
Il ricorso presentato presso la Corte d’Appello, dopo già un precedente parere negativo, è stato respinto ed ora si spera, come ultima spiaggia, nel Tar.
Così, di fatto, con l’esclusione della lista per la Lombardia di Roberto Formigoni e delle liste collegate l’attuale governatore non può essere votato e quindi è escluso dalla competizione elettorale.



Candidato Pdl: Roberto Formigoni
Candidato Pd: Filippo Penati
Candidato Udc: Savino Pezzotta
Anche la candidatura lombarda è stata dentro il Pdl, come per il Piemonte e il Veneto, oggetto di contesa tra ex forzisti e leghisti. Ma alla fine Roberto Formigoni, con l’avallo cruciale del premier Silvio Berlusconi, ha avuto la meglio e sarà lui a difendere la guida del Pirellone il prossimo 28 marzo. Il Carroccio aveva provato a inserire anche la Lombardia (con una possibile discesa in campo del viceministro Castelli) nella partita dei possibili avvicendamenti tra azzurri e leghisti, ma i rapporti strettissimi tra il governatore ciellino e il Cavaliere hanno avuto la meglio. Alle scorse elezioni Formigoni poteva contare sull’appoggio dell’UDC, questa volta invece i centristi hanno deciso di sganciarsi dai due schieramenti e hanno lanciato nell’agone elettorale l’ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta, mentre il Pd ha scelto il capo della segreteria politica di Bersani, Filippo Penati.
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