E pensò..forse era meglio se tenevo la bocca chiusa!
Il cantante Morgan avrebbe dovuto partecipare con la canzone “La sera“ alla prossima edizione del Festival di Sanremo, al cui inizio, oramai, mancano meno di 2 settimane. Ma in un’intervista rilasciata al mensile Max l’artista, a quanto pare, la combina grossa : rivela di fare uso di cocaina come farmaco antidepressivo.
Un drogato? Via da Sanremo!!
Immediatamente si scatenano le polemiche e nè le precisazioni di Morgan sulle sue dichiarazioni nè il suo annuncio di voler seguire un programma di disintossicazione impediscono a Viale Mazzini di emettere la gran scomunica canora: l’artista è escluso dalla sessantesima edizione del Festival della canzone italiana.
Al Festival di Sanremo si canterà in dialetto. La novità del regolamento dell’edizione 2010, che sarà presentato ufficialmente lunedì, prevederebbe all’articolo 6 che
“le canzoni dovranno essere in lingua italiana; si considerano appartenenti alla lingua italiana, quali espressione di cultura popolare, canzoni in lingua dialettale italiana e non fa venir meno il requisito dell’appartenenza alla lingua italiana la presenza di parole e/o locuzioni in lingua straniera, purché tali da non snaturare il complessivo carattere italiano del testo”.
Ma le novità non finiscono qui. La vera rivoluzione a Sanremo 2010 sarà infatti l’abolizione del requisito della cittadinanza italiana per gli interpreti e per i compositori delle canzoni, secondo quanto scrive un settimanale. Il regolamento del festival prevede infatti che possano gareggiare anche artisti stranieri con canzoni scritte da stranieri, purchè siano eseguite in italiano.
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“Se non potete parlare bene di una persona, non parlatene”.
Si apre con questa citazione della madre di Andreotti il film di Paolo Sorrentino sul “divo Giulio”, vincitore del Premio Giuria al 61° festival di Cannes.
Il film si apre con una scena tetra e grottesca, aggettivi che meglio descrivono la figura di Giulio Andreotti, che vede il sette volte Presidente del Consiglio ricorrere all’agopuntura per allieviare il dolore dovuto da terribili emicranie.
Sorrentino decide di rappresentare il declino del Senatore a vita; dal suo settimo e ultimo governo come primo ministro, alla mancata elezione a presidente della Repubblica (Falcone era appena saltato in aria, la dc gli preferì Scalfaro) sino alla sua incriminazione per associazione mafiosa (da cui sarà prima assolto, poi condannato, infine ritenuto colpevole per i fatti contestatigli fino al 1980 e quindi prescritti).
Sorrentino parla di Andreotti, e non ne parla bene. Ma sono in pochi ad aver fatto il contrario negli ultimi 60 anni, salvo esprimere la propria indignazione alla condanna a 24 anni per l’omicidio Pecorelli, annullata dalla Cassazione con gran sollievo del mondo politico, dimentico della divisione dei poteri e dell’autonomia di cui quello giudiziario dovrebbe godere ma che in molti preferirebbero eliminare. Nella reazione del Paese e dei suoi rappresentanti, c’è tutto il senso della figura di Andreotti: buono o cattivo, simpatico o antipatico, Andreotti è l’Italia e l’Italia si rifiuta di guardarsi in uno specchio che le dica “colpevole”.
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