Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge anti corruzione e ora il testo passa al parlamento. Il ddl tende a promuovere la legalità tramite pene più severe e con l’ineleggibilità per i candidati a qualunque tipo di elezione politica.
In sostanza chi viene condannato con un sentenza passata in giudicato per gravi reati di corruzione (come il peculato o la concussione) o comunque per delitti gravissimi, già esclusi dall’indulto, non potrà essere candidato a qualunque tipo di elezione (comunale, provinciale, regionale, nazionali ed europee) per 5 anni. Anche il presidente della regione, qualora dimostri un fallimento politico, non potrà essere candidato.
Aumentate inoltre le pene nel minimo per i reati di corruzione (rimanendo però inalterata la prescrizione) e previsto un piano nazionale anti corruzione (privo però di apposite risorse) per valutare il rischio corruttivo negli uffici.
Accusa (e rivela?) il quotidiano inglese Times : i soldati italiani in Afghanistan hanno pagato i talebani per evitare attacchi alla base militare di Surobi, lontana 65 km da Kabul. A pagarne le conseguenze 10 soldati francesi, vittime poco tempo dopo di un attacco terroristico che è costato loro la vita.
I francesi infatti, subentrati nella base agli italiani, ignorando le “mazzette” versate ai talebani e osservando la tranquillità dell’area avrebbero preso minori misure di sicurezza e minori precauzioni, andando così incontro più facilmente all’attacco terroristico e alla morte.
Il Times sostiene di aver ricevuto tali informazioni da fonti militari occidentali e nonostante le smentite di Palazzo Chigi ha rilanciato la notizia : i pagamenti non si limiterebbero solo a Surobi, ma a tutto il territorio afghano. Inoltre gli stessi americani sarebbero venuti a conoscenza di questa pratica, lamentandosi, tramite il loro ambasciatore in Italia, con lo stesso governo italiano.
L’Italia sale di dieci posizioni nella classifica mondiale stilata lo scorso 20 marzo dalla rivista americana Forbes sui i Paesi
a maggior tasso di corruzione. La rivista ha anticipato i risultati relativi al 2009 del dossier redatto annualmente da parte dall’organizzazione non governativa Transparency International (Ti) che fanno passare l’Italia dalla quarantacinquesima al trentatreesima posizione tra i 127 Paesi presi in considerazione nel report.
Ancora una volta dobbiamo ringraziare il nostro Presidente del Consiglio per questo salto in avanti in classifica. Sempre secondo quanto riportato da Forbes questo recupero è stato possibile grazie alla recente approvazione del cosiddetto “Lodo Alfano” che ha concesso immunità penale alle cinque maggiori cariche istituzionali italiane e al nesso tra l’anzidetta legge e la vicenda giudiziaria che vede coinvolto il presidente italiano del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel caso Mills.







