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David Mills viene condannato a 4 anni e 6 mesi. Chi il corrotto e chi il corruttore?
18 feb
L’avvocato inglese David Mills (ex consulente della Fininvest) è stato condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari. Il tribunale di Milano lo ha ritenuto colpevole riconoscendo valide le ragioni dell’accusa, secondo la quale Mills fu corrotto «con almeno 600mila dollari» da Silvio Berlusconi per testimoniare il falso in due processi a suo carico (processo per corruzione alla Guardia di Finanza e processo dei fondi neri di All Iberian). Inoltre il legale britannico è stato interdetto per 5 anni dai pubblici uffici e dovrà risarcire 250.000 euro alla presidenza del consiglio, costituitasi parte civile. Questo in attesa dei gradi successivi.
Anche il premier Silvio Berlusconi è stato quindi coinvolto ma la sua posizione è stata stralciata in attesa del verdetto della Corte Costituzionale circa la legittimità costituzionale del Lodo Alfano. Nominato in un primo momento dallo stesso Mills il presidente del Consiglio (prima co-imputato) è stato poi discolpato dallo stesso imputato il quale ha parlato di propri errori chiedendo scusa allo stesso Berlusconi per averlo ingiustamente coinvolto.
Tutto ha inizio, citando wikipedia, quando l’imputato in una lettera al proprio commercialista, Bob Drennan, dichiara che Berlusconi versa in nero sul suo conto in Svizzera, tramite il suo dirigente Carlo Bernasconi, 600.000 dollari. Il versamento è dovuto alle testimonianze reticenti rese dinanzi al tribunale di Milano, nel quale, nel processo per corruzione alla Guardia di Finanza e nel processo dei fondi neri di All Iberian, Mills non testimonia tutto quanto è di sua conoscenza. Drennan, letta quella lettera, denuncia il suo cliente al fisco inglese per corruzione ed evasione fiscale. Dalle parole dell’ex-consulente della Fininvest ha inizio il processo.
Brasile: Cesare Battisti, non terrorista ma “rifugiato politico”.
30 gen
Parola d’ordine del capo / nano / dittatore / come volete chiamarlo : non si rovinino i rapporti con l’amico Brasile (ma si all’estradizione). Peccato, come italiano rispedisco al mittente l’invito. Parlo del caso Cesare Battisti, secondo la legge italiana colpevole di 4 omicidi tra il 1978 e il 1979, in tre dei quali riconosciuto concorrente nell’esecuzione, e condannato all’ergastolo con sentenze passato in giudicato.
Ecco le vittime, tanto per non dimenticarle : Antonio Santoro, poliziotto; Lino Sabbadin, macellaio di Mestre; Pierluigi Torregiani, gioielliere; Andrea Campagna, agente della DIGOS. Contro la giustizia, il nostro paese, il buon senso, le vittime e i loro familiari si compie l’ennesima ingiustizia: un criminale, perché questo è stato riconosciuto, libero e impunito. Ma forse si sa per i paesi del sud America non è stata che rispettata una prassi, quella di proteggere criminali. Ieri i nazisti in fuga, oggi gli assassini italiani degli anni di piombo.
Battisti un rifugiato politico, quindi non soggetto all’estradizione. Secondo il ministro della Giustizia Brasiliano (che è andato contro la decisione del comitato nazionale per i rifugiati del Brasile che il 28 novembre aveva respinto la richiesta di asilo politico) se estradato infatti rischierebbe persecuzioni per le sue opinioni politiche. D’altronde fino a oggi il Brasile aveva sempre respinto le richieste di estradizione verso l’Italia di ex attivisti italiani, perché perseguiti per delitti di natura politica. Ma in aprile uno spiraglio: il procuratore generale della Repubblica Antonio Fernando Souza aveva rifiutato di considerare i suoi crimini come “politici”. Una porta che oggi si è subito richiusa.









