Cosa si cela dietro l’acronimo P.E.C.?
Forse..Protezione Enti Caritatevoli?
Niente di tutto questo P.E.C sta per Posta Elettronica Certificata, la rivoluzione tecnologica voluta da Ministro Brunetta per semplificare, velocizzare e migliorare i rapporti tra cittadini e Pubblica Amministrazione.
Prima disponibile solo per aziende e professionisti, oggi la Pec (in pratica un indirizzo e-mail certificato, cioè con valore legale) è a disposizione di tutti i cittadini maggiorenni che dispongono di un codice fiscale (in tutto 50 milioni) per poter inviare comunicazioni alla pubblica amministratore con lo stesso valore legale di una raccomandata.
Per attivarla è necessario recarsi sul sito postacertificata.gov.it, iscriversi, attendere 24 ore e poi recarsi, entro 3 mesi, in uno degli oltre 6100 uffici postali abilitati con un documento di riconoscimento e il codice fiscale o il tesserino del servizio sanitario nazionale per completare l’attivazione del servizio.
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Dopo aver perso la poltrona di Venezia, un nuova questione spinosa attanaglia Brunetta.
La rivoluzione digitale sarebbe dovuta partire a gennaio. Poi l’auspicata semplificazione dei rapporti tra medici e P.A è slittata al 3 aprile. Ma i certificati di malattia continuano ad essere scritti solo su carta: di quelli digitali annunciati dal ministro Brunetta non ne è partito uno.
Da Aprile e per 3 mesi dovrebbe essere attivo il doppio regime che consente ancora il rilascio di quelli cartacei, poi i dati dovrebbero essere inviati solo via web. Ma per ora tramite internet «non è partito verso l’Inps neanche un certificato – spiega Giacomo Milillo, segretario della Federazione Italiana Medici di famiglia – ci sono molti problemi da risolvere». Quali? «Non in tutta Italia funziona la banda larga, così dopo le visite a domicilio in luoghi come le comunità montane non è possibile rilasciare subito il certificato».
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Il Ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta alle prese con la propria campagna di annientamento contro i fannulloni ha una nuova strabiliante idea: una legge che allontani i ragazzi di 18 anni dalle proprie case e famiglie. Questi infatti “bivaccano” in casa fino a tarda età e a spese dei propri genitori, non concludendo nulla di buono da mattina a sera.
Brunetta successivamente ha comunque ribadito che si è trattato di una battuta, di una provocazione (certo che se me lo permettessero…penserà il povero Renato) ma questa non piaciuta ad alcuni membri del Governo (ad es al ministro Calderoli) e a parte dell’opposizione (IDV).
Probabilmente il povero Brunetta, sconvolto dalla sentenza del Tribunale di Trento che ha condannato un padre sessantenne a pagare gli alimenti alla propria figlia trentaduenne iscritta all’Università e fuori corso da 8 anni, ha pensato di correre ai ripari. E tormentato inoltre dal proprio vergognoso passato da bamboccione (lui stesso ha riferito di non aver saputo rifare il letto fino all’età di 30 anni) Brunetta ha cercato forse di ottenere la redenzione per il suo peccato..di gioventù.







