Nell’episodio precedente:
Il 3D si prepara a sbarcare nei nostri salotti e per prepararci a questa “rivoluzione”, quale cosa migliore di leggersi un bell’articolo su come funziona e cosa propone il mercato della terza dimensione?!
A me gl’occhi!
Riprendendo il discorso da dove l’avevamo lasciato nell’articolo precedente, e sorvolando sui problemi di registrazione – che riguardano principalmente registi e produttori –, focalizziamoci sulla visione, abbiamo detto: l’occhio destro deve vedere le immagini registrate per esso, così come il sinistro, e guai ad invertirne l’ordine, salvo ritrovarsi con una disgustante sensazione di nausea.
Il metodo più usato – e più economico – fin’ora per ottenere tale “indirizzamento selettivo” verso i due occhi è stato l’uso di lenti colorate – chi non ha mai indossato gli occhialini blu-rossi cartonati alzi la mano – che di contro ha una bassa definizione delle immagini ed una resa del colore tutt’altro che naturale.
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Per fortuna già agli inizi degli anni ’40 si pensò ad utilizzare delle lenti polarizzate per selezionare le immagini per ciascun occhio in funzione della diversa polarizzazione delle luce delle immagini proiettate. In questo modo si ottiene l’indirizzamento selettivo che permette la stereoscopia ed una buona resa di colori e definizione dell’immagine. Il problema è che per sfruttare la polarizzazione della luce è necessario dotarsi di proiettore, schermo — silver screen – e occhiali appositamente studiati, che fanno lievitare — e di molto – il prezzo dell’apparecchiatura.
Benché il mercato dei contenuti fatichi a seguire quello delle tecnologie televisive – a tutt’oggi sono ancora pochi i canali trasmessi in HD, così come il numero lettori Blue-Ray presenti nelle case degli italiani – i produttori di TV, dopo aver inondato il mercato con televisori LCD/Plasma, stanno gradualmente convergendo verso la tecnologia basata sulla retroilluminazione LED – che permette la realizzazione di schermi sempre più sottili e ecologici.
Se il passaggio alla High Definition non è stato un motivo sufficiente per cambiare il vecchio catodico e passare alla nuova tecnologia, lo sarà l’aggiunta – promessa – di una dimensione? Chissà, intanto noi ne parliamo.
Ze Zerd Dimenscion!
Diciamocelo, la terza dimensione nel cinema non è certo un’invenzione recente, datata 1922, la prima proiezione “stereoscopica” — con tanto di occhialini — non riscosse molto successo, come del resto i seguenti esperimenti come “Il Mostro della Laguna Nera” del ’54 o “Lo Squalo III” del ’84.
Tutte produzioni che tentarono di far “sfondare” la terza dimensione, che comunque non riuscì mai a prendere piede, vuoi per la non spettacolare resa dei colori, vuoi per l’effetto fastidioso che le immagini potevano generare negli spettatori, il 3D è rimasta fino a poco tempo fa una tecnologia legata a visioni “una tantum” soprattutto impiegata in parchi divertimento e musei.
6-3, in questo caso, non è il risultato di un set di una partita di tennis bensì il verdetto della notte degli Oscar in merito alla sfida tra i suoi 2 principali protagonisti, The Hurt locker e Avatar.
Trionfo per The Hurt Locker.
La pellicola The Hurt Locker vince ben 6 statuette, tra cui quelle più prestigiose, ossia miglior film e regia. Ma si porta a casa anche quelle per il miglior montaggio, per il miglior montaggio e missaggio del suono e infine per la migliore sceneggiatura originale.
La pellicola indipendente e d’attualità con un basso budget batte quindi il kolossal di fantascienza milionario e il talento femminile prevale su quello maschile. Kathryn Bigelow, regista di The Hurt Locker, diventa così la prima donna, nella storia degli oscar a vincere nella categoria miglior regia e batte l’ex marito James Cameron.
Delusione per Avatar.
Se Avatar ha trionfato nei botteghini di tutto il mondo e ha fatto registrare incassi milionari non è andata altrettanto bene la notte degli oscar.








