La pillola abortiva RU486 è tra i farmaci commercializzabili ed utilizzabili in Italia dopo la decisione dell’Agenzia italiana del farmaco dello scorso 30 luglio. La pillola è a base di mifepristone, uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l’aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza (dixit nonna wiki).
La pillola blocca l’azione del progesterone, un ormone che assicura la continuazione della gravidanza. La pillola interrompe lo sviluppo dell’embrione (già cmq presente nell’utero) provocandone l’espulsione assieme alla placenta e alla mucosa uterina. Per facilitare il processo di espulsione si prevede la somministrazione di un secondo farmaco (una prostaglandina, cioè un composto chimico) alcuni giorni dopo il primo, in grado di provocare contrazioni uterine e quindi l’espulsione dell’embrione e della mucosa.
La pillola, già presente in tutta Europa (tranne in Polonia, Lituania e Irlanda), può essere utilizzata in caso di volontaria interruzione della gravidanza entro le 7 settimane di gestazione, ma non oltre. Tra i suoi vantaggi rientrano quelli di non richiedere interventi chirurgici e quindi non provocare danni post-intervento, di poter essere utilizzata già nelle prime settimane di gravidanza e di provocare un minor stress emotivo ed una minor esposizione pubblica della donne che la utilizza.
Brasile. Una bambina di solo 9 anni dopo aver subito violenze dal proprio patrigno (appena 23enne) riceve farmaci per poter abortire e interrompere la gravidanza. Stando alla legge brasiliana il tutto è lecito : la stessa consente l’aborto in 2 casi (indipendentemente dall’età?), ossia in caso di stupro o problemi per la salute della madre, condizioni, in questo caso, entrambi presenti (per i sanitari infatti continuare la maternità avrebbe comportato rischi per la minorenne).
Purtroppo per la piccola non era la prima volta, la bambina subiva violenza fin dall’età di 6 anni, sorte toccata tra l’altro pure alla sorella invalida appena più grande di qualche anno.
Il tutto ha provocato la durissima reazione della Chiesa Cattolica Brasiliana la quale ha scomunicato in blocco e senza possibilità di appello chiunque abbia partecipato all’aborto, minorenne in questione esclusa. Tale atto, in un’ottica di ferma difesa della vita in ogni sua forma , è in crimine in ogni caso e nessuna legge umana potrà mai essere superiore a quella divina. Questa, in poche parole, la posizione assunta dal clero brasiliano, la cui decisione è stata poi “appoggiata” dal Vaticano.







