Droga
Morgan, via da Sanremo. Benvenuti al Festival dell’ipocrisia.
4 feb
E pensò..forse era meglio se tenevo la bocca chiusa!
Il cantante Morgan avrebbe dovuto partecipare con la canzone “La sera“ alla prossima edizione del Festival di Sanremo, al cui inizio, oramai, mancano meno di 2 settimane. Ma in un’intervista rilasciata al mensile Max l’artista, a quanto pare, la combina grossa : rivela di fare uso di cocaina come farmaco antidepressivo.
Un drogato? Via da Sanremo!!
Immediatamente si scatenano le polemiche e nè le precisazioni di Morgan sulle sue dichiarazioni nè il suo annuncio di voler seguire un programma di disintossicazione impediscono a Viale Mazzini di emettere la gran scomunica canora: l’artista è escluso dalla sessantesima edizione del Festival della canzone italiana.
Senza tetto picchiato e incendiato per divertimento.
3 feb
Sabato notte, Nettuno, 3 giovani (di cui uno minorenne) dopo una notte passata tra alcool e droga decidono di chiudere la serata con qualcosa di diverso, da ricordare, vogliono provare una forte emozione. Alla stazione c’ è un senza tetto incontrato (e insultato) poco prima, al distributore di benzina sopraggiunge l’idea: diamo fuoco a quel debole, per divertirci.
Trovata la benzina parte la spedizione al luna park: nessuna difficoltà, il barbone è un bersaglio facile (d’altronde è più facile prendersela con una persona indifesa) e prende immediatamente fuoco, trasformandosi in una torcia umana. Le fiamme sono indomabile e i 3 fuggono via spaventati, ma senza dimenticare poco dopo di mandare messaggi goliardici ai propri amici. Questo, in breve, il racconto, secondo quanto detto dai giornali, di un’ordinaria notte di follia.
La vittima è un indiano di 35 anni senza tetto ora ricoverato all’ospedale, gli aguzzini 3 giovani per bene senza particolari problemi già individuati e arrestati. Niente razzismo, come molti credono (e/o sperano) per ridimensionare il problema, ma solo noia e vuoto interiore. Per divertirsi, nient’altro : il loro scopo è trovare un barbone, quale che sia la sua nazionalità.
Max Payne, a man with nothing to loose
21 dic
“Erano tutti morti, l’ultimo colpo fu come un punto esclamativo a chiusura di tutto quello che era successo.
Allentai la presa sul grilletto… era tutto finito.
Perché la cosa avesse qualche senso bisogna andare indietro di 3 anni, fino alla notte in cui iniziò il mio tormento…”
Max Payne, tradotto “a spanne”, Massimo Dolore, è proprio il dolore ciò che nutre la sete di vendetta di Max, un vero e proprio uragano in una New York di inizio millennio, gelida e solitaria come non mai.
“Ero in un gioco per computer… Per quanto assurdo, era la cosa più orrenda a cui potevo pensare.”
Nel (ormai) lontano 2001, la giovane Remedy Entertainment sviluppa un videogioco che attinge a piene mani dalla sottocultura letteraria e cinematografica dell’hard boiled, fondendo atmosfere cupe e mefistofeliche da graphic novel con l’azione al rallentatore di Matrix, il risulato è uno dei più famosi capolavori videoludici: Max Payne.
Il protagonista è il detective Max Payne, “A man with nothing to loose“, un uomo che non ha nulla da perdere; questo è ciò che spinge Max ad andare contro tutto e tutti, alla ricerca della più amara delle verità e della propria agognata vendetta.
Il risveglio dal suo personale “sogno americano” è stato tremendo: di ritorno dal lavoro Max trova la casa messa a soqquadro, sale le scale e si accorge che è troppo tardi, la moglie e la figlia neonata sono state massacrate da un gruppo di tossici, strafatti di Valchiria, una nuova potentissima droga sintetica che sta corrodendo dall’interno l’intera New York.
Determinato ad ottenere la propria personalissima vendetta, Max decide di entrare a far parte della DEA (Drug Enforcement Administration); a tre anni dal massacro che rovinò la sua vita, lo troviamo impegnato in una missione sotto copertura per risalire la piramide del potere.
I veri problemi per Max iniziano quando l’unico suo amico e contatto alla DEA, Max Balder, viene ucciso da un misterioso assassino durante una missione: ritenuto colpevole dell’omicidio di un agente di polizia e con una – falsa – fedina penale da ergastolano, Payne si ritrova braccato da Mafia e polizia, costretto a farsi strada tra cadaveri, tossici e allucinazioni, in una continua rincorsa verso la verità, fino alle più alte sfere di New York. Continua >
I Rave e il degrado giovanile.
26 mar
Come spesso succede, si inizia a parlare e discutere di un problema solo dopo che ci scappa il morto. Così mi ritrovo a scrivere sui rave party dopo che è morto un diciannovenne per overdose durante il rave party che si è svolto tra sabato e domenica in un’area dismessa delle Ferrovie dello Stato a Segrate, alle porte di Milano.
I rave party o rave (dall’inglese “delirio”) sono manifestazioni musicali molto spesso illegali organizzate in tutto il mondo all’interno di aree industriali abbandonate o in spazi aperti, dalla durata di una notte o anche di alcuni giorni .
La nascita dei rave risale alla fine degli anni ottanta, in un clima di generale contestazione politica, in un momento in cui negli Stati Uniti come in Europa si formano controculture tese a denunciare problemi politici, difficoltà economiche e disagi sociali.
I primi rave trovano vita nelle fabbriche abbandonate delle metropoli statunitensi, più precisamente nelle fabbriche di Detroit, per poi espandersi in Gran Bretagna e nel resto dell’Europa.
A quasi venti anni dall’inizio del fenomeno, i rave party sembrano vivere una seconda fase di sviluppo, gli appuntamenti con le feste illegali si moltiplicano.
Perché proprio come all’inizio degli anni Novanta, oggi le discoteche segnano il passo: anche sotto la spinta delle nuove norme sul fumo nei locali pubblici e sugli orari per la vendita degli alcolici, sono uscite dall’immaginario collettivo come luoghi del divertimento assoluto. Ecco allora l’onda anarchica dei rave illegali che, per lo più gratuiti, mettono in crisi il concetto di business legato al tempo libero.
American Gangster.
5 mar
Trama. New York, in piena guerra del Vietnam, si trasforma nella città del crimine, della corruzione e della droga. Quest’ultima gira a fiumi, grazie anche ai reduci e ai soldati in licenza che l’hanno già conosciuta nel paese asiatico e alla polizia newyorkese, corrotta e compiacente grazie a generose tangenti. La malavita è imbattibile, intoccabile ed inoltre gode del sostegno della popolazione dei quartieri poveri e di colore. In tutto questo si inserisce la figura di Frank Lucas, fidato tuttofare del boss malavitoso Bumpy Johnson. Quando quest’ultimo muore Frank decide di immettersi nel mercato della droga da solo e senza intermediari importando direttamente l’eroina dal Vietnam grazie alle parentele che possiede nell’esercito e vendendola inoltre ad un prezzo più basso rispetto ai concorrenti. In breve tempo F.Lucas diventa il signore della droga di New York, realizzando così il suo personale sogno americano. Non tutti i poliziotti sono però corrotti : il detective Richard Roberts è un uomo onesto ed osservante della legge, che per le sue qualità viene posto a capo di una nuova unità di investigazione con il compito di contrastare l’inarrestabile traffico di droga della Grande Mela. Grazie alla sua esperienza sulla strada Richard capisce ben presto che in città domina un nuovo uomo e così tra i 2 incomincia l’inevitabile resa dei conti.
Recensione. La pellicola innanzitutto è basata su un personaggio realmente vivente, l’ex criminale statunitense Frank Lucas, di cui si racconta la storia così come questa si sviluppò negli anni 60 e 70 del 900. Inoltre appartiene anche al genere definibile poliziesco e racconta il modus operandi della polizia vecchio stampo, fatto di appostamenti, pedinamenti e geniali intuizioni, lontano dalla tecnica investigativa attuale, fatta di scienza e analisi di laboratorio.










