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E’ triste limitarsi al ricordo una volta all’anno, ma bisogna partire dai punti fermi; è il 27 Gennaio deve esserne uno di questi.
Il Giorno della Memoria è stato riconosciuto ufficialmente da una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 1º novembre 2005, durante la 42esima riunione plenaria dell’organizzazione.
In Italia il Giorno della Memoria infatti è stato istituito dal Parlamento italiano nel 2000 per commemorare le vittime del nazismo e dell’Olocausto.
La legge voluta per non dimenticare la Shoah (lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento) e «il dramma di tutte le persecuzioni» passò alla Camera il 28 marzo 2000 quasi all’unanimità e fu approvata definitivamente dal Senato il 5 luglio.

Il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa arrivarono nei pressi della città polacca di Auschwitz scoprendo l’enorme campo di concentramento e sterminio utilizzato nel corso del genocidio nazista.
Quando furono aperti i cancelli di Auschwitz, il mondo intero poté vedere coi propri occhi non solo i testimoni della ferocia nazista, ma anche gli strumenti di tortura utilizzati all’interno del lager.
Da quel giorno, Auschwitz è diventato il luogo simbolo della discriminazione e delle sofferenze di chi è stato internato solo perché ebreo o zingaro o omosessuale o anche, semplicemente, perché si trattava di una persona con idee politiche diverse da quelle di chi era al potere.
Sarebbe bello portarci questo 27 Gennaio per il resto dei 365 giorni, ricordandoci che come diceva Santayana chi non conosce la storia è condannato a ripeterla.

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