in Azione

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Lo si era detto ai tempi di Batman v Superman e ne era stata riprova il più recente Wonder Woman: la Warner ha capito con appena 5 anni di ritardo rispetto a Marvel che coi film sulle squadre di supereroi ci si fanno i soldi, decidendosi a tirare fuori dall’armadio la squadra di eroi per antonomasia, la Justice League.

Il risultato? Un fiasc, schifezz film da capire.

Justice League

La trama di Justice League è diretta estensione di quando visto col già citato Batman v Superman: l’amato/temuto difensore della Terra Superman è morto e Bruce Wayne/Batman si arrovella ancora sull’idea di essere stato il principale responsabile della prematura dipartita del kriptoniano. Ad aggiungere un ulteriore fardello nella mente del Crociato Incappucciato la preoccupazione per le visioni del futuro distopico avute negli ultimi tempi. Che siano sogni premonitori? O è il rinforzino che Alfred mette nel bicchierone di latte pre-nanna?

Non curante della causa, Bruce sente il bisogno di assemblare una squadra per far fronte a qualsiasi minaccia proveniente da questo e altri mondi. Guarda caso ci aveva pensato Lex Luthor ad assemblare un bel dossier sui personaggi più interessanti dell’universo DC, tra cui la già citata Wonder Woman, alla quale si aggiungono il velocista Flash, il futuro re di Atlantide Aquaman e Cyborg, un teenager metà uomo e metà macchina.

Bruce, il cui dichiarato super-potere è essere ricco — praticamente Tony Stark, ma senza rivestimento di stagnola (qui, in BvS aveva pure quello) — ruba i compiti a Lex e si mette ad assemblare la squadra di giustizieri. Guarda caso, intanto che Bruce gigioneggia con Diana e recluta minorenni (anche qua Tony batte sul tempo), arriva sulla Terra Steppenwolf, il cattivone interstellare che vuole rubare i Cubi Cosmici — ah, no quelli sono della Marvel — le Scatole Madre, per permettere al suo signore Darkseid (qui solo nominato) di conquistare il Mondo.

Se il resto è storia (del film), quel che rimane dopo la visione dei 120 minuti di questo Justice League è un gusto dolce-amaro. Spiegando, il film, benché duri 2 ore, passa talmente veloce che ci si ritrova ai titoli di coda ad esclamare, come il bimbo della Pic, “già fatto?”. Ed in effetti la pellicola, spingendo sull’incalzare degli eventi e dell’azione, azzera il tempo per l’introspezione e la crescita dei personaggi. Ma se il dolce è l’avere finalmente una delle squadre storiche dei fumetti su schermo, dall’altra c’è l’amaro di ritrovare quei personaggi spogliati delle loro caratteristiche che ne hanno decretato il successo nel mondo d’inchiostro.

Ciò è visibile tanto nel Batman di Affleck (a mio parere uno dei migliori interpreti del Cavaliere Oscuro, anche se qui visibilmente annoiato dal ruolo affibbiatogli) che perde ogni connotato da grande stratega e lascia spazio all’improvvisazione più disperata. Ancor più deludente è il quadro delle due new entries Flash e Aquaman. Il primo, interpretato dall’Ezra Miller di Animali Fantastici, è una copia mal riuscita del recente Spider-man di cui si possono accettare e comprendere (anche ai fini della trama) le azioni maldestre dovute all’età, ma di cui non si può transigere l’ignoranza scientifica (anche se i riferimenti nerd, sullo sfondo, ci sono); manifestata in più di un’occasione durante il film, toglie buona parte del carattere distintivo del personaggio originale, tanto da sembrare un Forrest Gump al fulmicotone — e quella scena lì in slow motion la si è già vista, fatta meglio, col Quicksilver della Fox. Discorso pressoché analogo per l’Aquaman di Jason Momoa (Il Kal Drogo di The Game of Thrones), ritratto come un ubriacone irascibile, il cui contributo nella trama rasenta lo 0, se non per gli occasionali “Wahoo!” urlati surfando la Batmobile, tridente alla mano. A salvarsi (ma per il rotto della cuffia), il Cyborg interpretato da Ray Fisher, l’unico a porsi alcuni crucci morali sull’autorità della squadra assemblata dal Pipistrello e sulla propria natura di uomo di latta (chi ha detto il Mago di Oz?).

Purtroppo questa superficialità avvicina pericolosamente il film ad un episodio di una fantomatica serie animata sulla Justice League, piuttosto che ad un blockbuster hollywoodiano con attori del calibro di Afflek. Divertente da vedere ma fondamentalmente vuoto dentro. Peccato per l’esito poco promettente di questa prova generale, ma del resto Warner parte con un forte ritardo sulla concorrenza e nel recupero qualche caduta e un po’ di fiatone ce lo si può aspettare.

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