in Telefonia

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«Buon Natale», recitava il primo sms della storia, inviato il 3 dicembre 1992 dall’ingegnere Neil Papworth della Sema Group a Richard Jarvis della Vodafone.
L’idea era quella di usarlo come un servizio di cerca-persone, scrive Papworth sul suo sito: «Nessuno aveva idea delle proporzioni che il fenomeno avrebbe avuto».

In realtà per il primo sms scambiato tra due telefoni cellulari occorre aspettare l’anno successivo, il 1993, con l’esperimento di uno stagista della Nokia, il finlandese Riku Pihkonen. Con il tempo divenne un fenomeno culturale, oltre che un enorme business. Nel 2007 negli Usa per la prima volta i messaggi superarono le telefonate.
Una crescita che si è arrestata qualche anno fa dopo l’avvento dei sistemi di messaggistica istantanea. Secondo l’ultimo bolletino Agcom, quest’anno sono stati inviati 10 miliardi di messaggi, il 18% in meno rispetto al 2016 e il 76% rispetto a giugno 2013.

Venticinque anni dopo il problema degli sms non è tanto tecnologico – il limite dei 160 caratteri è stato da tempo superato dalla possibilità di inviare sms concatenati – ma di costo. E lì dovranno agire, con pacchetti illimitati, gli operatori se vorranno mantenerlo in vita. Non soppianterà la messaggistica istantanea ma potrà magari integrarla, anche perché funziona bene dove non c’è wifi o buona copertura dati.
E proprio per la sua affidabilità l’Unità di crisi della Farnesina lo usa per allertare, avvertire o informare i connazionali durante emergenze o situazioni a rischio ai quattro angoli del mondo.

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