in Azione

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Trama. Bob Lee Swagger, cecchino, è un ex marine che in Africa ha perso il proprio miglior amico e osservatore. Tornato in America dimentica l’accaduto ma quando viene rintracciato dal misterioso Colonnello Isaac Johnson per prevenire un attentato contro il presidente degli Stati Uniti d’America torna in azione. Purtroppo rimane vittima di una cospirazione ed è costretto a sfuggire da coloro che gli danno la caccia per metterlo a tacere. A questo punto il suo unico scopo sarà quello di sopravvivere e vendicarsi.

Recensione. Film lungo, forse troppo, e noioso in quanto si risolve solamente in spari e esplosioni, stile rambo, nonostante parta bene ricordando molto Il Fuggitivo con Harrison Ford. Rispolverato il tema della cospirazione, impreziosita la pellicola dalla ricerca della giustizia, che si trasforma ben presto in vendetta (giustificata forse dal fatto che il protagonista cerca di salvarsi la pelle), la trama risulta però molto lacunosa e ridicola, reggendosi in piedi a fatica. Per capirci basta ricordare che l’azione si sposta da un luogo all’altro senza continuità con personaggi eccessivi come il senatore Charles F.Meachum.

Nel film si trovano alcuni richiami al mondo attuale (ad es uno sulla guerra in Iraq) ma essi possiedono uno spazio troppo limitato per ricevere attenzione. Quest’ultima viene spostata sulla tematica dell’innocente che viene incastrato e utilizzato come capro espiatorio. Ovviamente questo alla fine esce vittorioso dal confronto con i cattivi e perciò il risultato finale è raggiunto.


In Shooter il protagonista dell’ennesima ingiustizia è un cecchino ferito nell’orgoglio e nell’animo interpretato da Mark Wahlberg. Al suo fianco la bella Sarah Fenn (Kate Mara), la ex fidanzata del defunto amico di Bob, e un agente della Cia. Nessuno però riesce a dare al proprio personaggio carisma e spessore e tutti finiscono per essere stereotipi di un film d’azione qualsiasi. A questo punto non ci resta che giudicare le varie esplosioni e dare un bel voto a chi ha profuso tanto impegno per la loro realizzazione.

Concludendo dopo un film del genere incominciare a discutere sullo sfruttamento dell’Africa o dell’imperialismo americano è alquanto fuori luogo perché premia un film che non ha nemmeno lontanamente lo scopo di far riflettere ma di intrattenere. Accontentiamoci.

Il Gorgonauta.

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